.
Annunci online

ghiandainviaggio


Diario


29 gennaio 2011

looking back: Indian memories and dreams

These daysthe thought of India keeps coming to my mind, a lot!
Might be because, two years back this time, we were planning the two-weeks trip in the north-west area, taking advantage of the few free days we had left from our study plans.
It was me, Julie and a friend of hers coming from Germany for this trip.

In the beginning I was very doubtful about my participation. The other flatmates were back from their rajasthani trip by then, and they were enthusiastically showing pictures, and providing long stories about the experiences they made on their way to Ahmedabad. Lots of really dreamy shots and nice stories about nights out in the desert, crowded historical places and breathtaking landscapes.

But still Iwas not fully convinced whether I should set out on this adventure with, as companions,people I could hardly communicate with: the two girls were Germans and, after only 2 months, my ItalianEnglish was still pretty rusty.
Basically, I was afraid to leave my “safe area”, NID, the comfortable nest I hadmade for myself in the previous weeks… and the brand new routine of my life: completely different from the ones I had in the previous years of my life, but known and familiar.
Finally, I decided to take part in the trip: thankfully Julie insisted that much, cause not going could have been something I would have always regret in my life.
We spent two full weeks roaming around through Rajasthan first, and then, after reaching the white Taj Mahal, we reached Delhi, the crowded capital.
We experienced driving through the desertic Rajasthani landscape for hours,spotting black camels here and there. We clicked pictures in the Blue (myfavourite!), the Golden and the Pink city, enjoyed coffee on airy terraces inthe morning, treated elephants with minuscular biscuits, had fun on the indian trains.
I almost lost the train on my way back to Ahmedabad.
And whenever I think about these things again, I just wish I had a plane to catch, straight away…

The big lesson about this, when I recall that time when I was about to let the girls leave without me joining, is that life has to be lived in order to enjoy it, nomatter what. You’ll take the bad part with the good one, and you’ll end up –most of the time – remembering just the best part, and nurturing sweet memories.
In fact, I still remember the breeze through the car windows, the magic of a dinner on the terrace, and how cold was the Taj’s marble under my feet thatmorning.
Fear, uncertainty, preoccupation of being alone and not able to manage things faded away day by day, and left me more confident and incredibly more happy.
I wish I had some challenge like this to face.
I wish I had to leave again, to be and let me be the way I am.


If you haven't already, go see: http://www.youtube.com/watch?v=rNWeBVBqo2c&feature=player_embedded  :-)




permalink | inviato da sardinapensosa il 29/1/2011 alle 21:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 gennaio 2011

6/1/2011

tonight 
while showering 
i caught myself talking 
(to myself only) 
about my own life... 
in english, 
like if i had to tell somebody else very honestly and clearly, 
like if i was talking about somebody else.
it turned out to be a very good thing, 
though slightly weird:
my english vocabulary is still too narrow 
to talk around things 
rather than going straight to the fact itself.




permalink | inviato da sardinapensosa il 7/1/2011 alle 0:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


6 gennaio 2011

bic verde

Sto per scrivere un post più degno della fine di un anno e dell’inizio del 2011, ma stamattina quello di cui voglio parlare è di un dettaglio a me molto caro: il dettaglio delle bic verdi.
Ieri al supermercato, tra avventori spingitori e offerte di ostriche lanciate dagli altoparlanti, ho comprato una confezione di bic assortite: una rossa, una blu, una nera, una verde.
Mentre tornavo a casa riflettevo sul fatto che, a parte la penna rossa che sarebbe andata al mio papà professore per correggere i compiti in classe, tutti e 3 gli altri candidati avrebbero voluto accaparrarsene una nera, o almeno blu.
E la verde?
Mi è tornato in mente quando,  alle elementari, la impugnavo per tracciare parole come “Dettato” o “Soluzione” del problema.
La bic verde era un po’ un miraggio: alla cartoleria del paese dove vivo, non ce n’erano molte, ed erano tutte un po’ decrepite, vista la scarsa richiesta,quindi rischiavi di prenderne una già scoppiata o malandata; d’altronde al supermercato, se prendevi il pacchetto convenienza, non c’era di sicuro, quindi non avevi scelta.
La ricerca della penna col verde giusto è andata avanti per molto tempo, finchène ho trovata una con un bel colore e pochissimi sputacchi d’inchiostro.
Quella penna è stata a lungo una specie di tesoro, e mi ha accompagnato negli anni,poco usata ma presente, mentre le altre penne passavano e si sostituivano l’una con l’altra.
Non più dettati e problemi, ma compiti sul diario, iperbole equilatera e versioni di greco.
Dopo tutte queste riflessioni, intenerita da tutti questi ricordi, mi sono decisa a prenderla io, la bic verde, e la sto già usando con grande soddisfazione per liste, listarelle ed impegni sull’agendina.
Chissà quale sarà il prossimo genere di cose che la bic verde annoterà, e su quale foglio!
Si dice sempre che è importante tenere ben chiaro in mente il piano “più ampio”che hai, e vuoi vedere realizzato nella vita, ma io trovo di assoluto conforto, in alcuni momenti, il concentrarmi su dettagli così piccoli, apparentemente insignificanti; che fanno ricordare, riflettere, riassaporare il piacere difare cose - come lo scrivere - che una volta ci sembravano difficoltà insormontabili.
Il fatto è che mai, nemmeno ora che facciamo tutte queste cose con naturalezza e riempiamo files word di parole cliccate sulla tastiera alla velocità della luce, dovremmo dimenticare quante cose piccole e belle ci sono da fare nella vita, e quale prodigio siamo - già solo essendo in grado di farle tutte.


for the english readers: sorry this post is tightly connected to my childhood memories and details that belong to the most italian way of attending school. I was tempted to make an english version anyway but I decided not to, since I felt like the post wouldn't make sense and loose charme by trying to explain every single detail. Some english post will soon come anyway, don't worry :-)




permalink | inviato da sardinapensosa il 6/1/2011 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 ottobre 2010

about dreams and desires


Usually, I'm never able to answer questions on dreams and desires. 
I'm not able, or maybe I just don't feel like: that's also the very same thing.
To confess, even to yourself, your own desires - the true ones- is dangerous.
If they are feasable, this makes you face the fear of trying to go for them.
So, you prefer not to think about them, or rather you convince yourself that you have impossible aspirations and desires, and being adult means not to think and hope for impossible things to happen.

G. Carofiglio, Ragionevoli dubbi / Reasonable Doubts


20 luglio 2010

sorprese in spiaggia


Oggi posso ben dire di essere stata stupita due volte dallo stesso esserino in costume.
Sono tanti i bambini, qui al mare: più o meno tutti buffi, qualcuno –raro- simpatico e canterino, perlopiù piagnucoloni. Però, ed è questo che volevo dire, nessuno mi ha colpito particolarmente.
Ebbene; sono sulla spiaggia a godermi l’ultimo sole della giornata, ascolto musica in cuffia e lascio vagare lo sguardo lungo la spiaggia.
Dopo qualche minuto, scorgo tra la gente un gruppetto di persone che parla, utilizzando l’alfabeto muto: quello che usa i segni delle mani, e viene eseguito in un angolo del TG per raggiungere il pubblico non udente.
Vedo un signore che parla con una donna, due persone sulla quarantina, al cui discorso si uniscono ben presto un’altra donna ed un bambino sui 10 anni, con la maschera ben calcata in testa.
Il dialogo prosegue senza che riesca a capire niente, e si sposta in acqua, dove una bambina con braccioli, treccine magre ed un costumino azzurro continua ilsuo discorso con una delle donne di prima (La mamma? La zia?).

Questa scena mi colpisce per molti punti di vista.
Primo, perché non credo di aver mai visto una persona così piccola usare questo linguaggio; Secondo, perché questo gruppo di persone, che a prima vista non risalta nella folla, stride col chiasso delle altre famiglie. Nessuno che urli o strilli, nessuno che richiami insistentemente, o rumorosamente insista che la mamma, dalla spiaggia, lanci pinne e boccaglio.
Questo gruppo di persone parla e non urla, comunica e non invade.
Onda dopo onda, si rafforza in me l’idea che imparare una forma i comunicazione come questa, per un bambino, sia una grande lezione sulle mille possibilità che la vita offre.
(ri-battendo questo testo al computer, mi rendo conto di non aver fornito abbastanza dettagli da farvi comprendere che, secondo me, i due fratellini si conformavano nei discorsi a uno o più genitori non udenti). Secondo me una persona che, sin dai primi anni di vita, accoglie come normale la diversa abilità di una persona così vicina, cresce in grado di accogliere diverse sfumature della realtà, e non farsi intimorire da quello che può sembrare diverso, ad essere gentile.
Secondo me un bambino del genere cresce più sensibile, e autentico nel rapporto con gli altri.

Mentre ragiono su queste cose, mi accorgo che la bimba, uscita d’acqua, mi osserva dalla battigia: si accorge del mio sguardo, e si gira di scatto verso il mare. 
Registro la mossa, vista ripetere a mille bambini timidi, e sto per ritornare ai miei pensieri, quando la bimba si rigira, con le manine messe “ a cuore” intorno all’occhio, ad imitare le lenti degli occhiali che sto indossando.
In questo caos marittimo, so ora che la bambina mi ha davvero visto, invece che guardarmi e passare oltre.

Questo pensiero mi colpisce per la sua stessa delicatezza, e mi fa sorridere come un girasole.
Ci sorridiamo a vicenda, e torniamo ai nostri pensieri, forse tutte e due un po’ più contente. 

sfoglia     ottobre       
 
 




blog letto 35110 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

diario
strane cose
stranissime cose

VAI A VEDERE

photos here
elasti
lisa curie
keri smith


racconti di una ghianda in viaggio in india

CERCA